Agosto 9, 2022

Il mercato del latte ovino – Cronache dalla periferia dell’impero

ovini sardegna

Ciclicamente riparte in Sardegna la vertenza sul prezzo del latte facendo emergere particolarità e problemi gravi e, talvolta, perfino curiosi. Da sempre la formazione del prezzo del latte ovino è nelle mani di un “cartello” di industriali caseari locali. A nulla sono valsi i tentativi delle associazioni di categoria, del Movimento Pastori Sardi e della Regione Sardegna di rompere questa sorta di monopolio che impone un prezzo del latte che non copre neppure le spese di produzione. Accade il finimondo però quando un gruppo consistente di pastori, molto incoraggiati dalla Coldiretti, scopre e mette in pratica un’attività scontata ed ovvia.

La possibilità di vendere il latte ovino nel libero mercato ottenendo una migliore remunerazione del prodotto. Nel caso specifico rivolgendosi ad un importante imprenditore laziale, Brunelli, da decenni leader nella produzione di formaggi ed in particolare del pecorino romano. Apriti cielo. Critiche da più parti con accuse di “tradimento” rivolte ai pastori che esportano il loro prodotto al di fuori dell’isola. Il concetto – che niente ha a che fare con le regole di mercato- recita che è inaudito far lavorare il latte sardo fuori dalla Sardegna. Perché? Altri invece se la prendono con l’acquirente, l’imprenditore laziale dipinto come “su mere chi benit dae su mare a balanzare con su triballu nostru”.

Si agita la lobby regionale degli industriali dal formaggio, si muovono le pedine giuste per arginare l’operazione. Un politico regionale, con tempestività degna di migliore causa, propone alla regione di interrompere i sussidi a sostegno dei produttori di latte ovino, per quei pastori che vendono il loro prodotto fuori dall’isola. Perché? Perché il loro latte sarebbe poi utilizzato dall’acquirente per produrre ancora pecorino romano la cui produzione, invece, la regione Sardegna tenderebbe a ridimensionare. Come affermare che sia possibile praticare una sorta di vendita condizionata di un prodotto. Te lo vendo ma a patto che tu lo utilizzi per questa produzione e non per quest’altra. L’economia creativa di Tremonti, al confronto, appare una cosa seria. Non si comprende neppure perché questi stessi individui invece non abbiano niente da ridire, per esempio, sul fatto che la società 3A di Arborea (legittimamente) spedisca quotidianamente nel continente notevoli quantità di latte bovino certificato di alta qualità ad alcuni importanti produttori di latte e formaggio quali la Granarolo per produrre il latte “della Lola”.

Uno strano “patriottismo economico” per settori merceologici distinti. Nel frattempo il Consorzio del Parmigiano Reggiano stipula un accordo commerciale con la McDonald per inserire in uno dei loro hamburger il parmigiano. Naturalmente nessuno in Emilia Romagna si sognerebbe mai di dire che non si deve vendere parmigiano alla Mac Donald perché è una società americana o perché gli hamburger fanno ingrassare e non rappresentano il massimo in termini di corretta alimentazione. In Sardegna invece un esponente politico regionale può proporre la riduzione di sovvenzioni pubbliche ai produttori di latte ovino per impedire o ostacolare la vendita del latte alla ditta Brunelli soltanto perché con quel latte l’industriale Brunelli produrrà del pecorino romano. Accade nella periferia dell’impero.

La questione della formazione del prezzo del latte è una questione delicata e complessa, la approfondiremo con interventi specifici. Si dovrà cominciare a parlarne prendendo atto che in Sardegna è ancora in vigore una procedura di formazione del prezzo del latte arcaica e complessa. Procedura che incide profondamente nell’attività della filiera latte-formaggio e, per conseguenza, sulle condizioni di vita dei pastori e sulle prospettive di sviluppo del comparto.

Occorrerà farlo partendo da alcune considerazioni di base che non possono essere certo ignorate. Il prezzo di un prodotto, nel nostro ordinamento economico, lo determina il mercato, l’incontro tra la domanda e l’offerta. Considerazione ovvia e scontata. Dalla quale ne consegue un’altra. E’ incontrovertibile, evidente e logico che i produttori di latte ovino cerchino nel mercato acquirenti che offrano una migliore remunerazione del loro prodotto. Le industrie casearie locali, anziché continuare a operare con logiche da capitalismo primitivo e con atteggiamenti da “padroni delle ferriere”, dovranno sforzarsi di diventare, a loro volta, operatori del mercato globale abbandonando logiche localistiche e, soprattutto, riconoscendo un giusto prezzo per il latte ovino.

La stipulazione dei contratti tra pastori e casari locali avviene ancora adesso con trattative individuali del singolo produttore, che ha pochissimo potere contrattuale, o con la mediazione di associazioni di categoria che non hanno il potere contrattuale che sarebbe necessario per un confronto efficace con gli industriali. E il risultato è sotto gli occhi di tutti, il prezzo corrisposto per il latte quasi non copre i costi di produzione. Lo stesso Movimento Pastori Sardi, che pure ha maturato una forte capacità rivendicativa e ottenuto importanti conquiste nelle vertenze con la Regione e gli industriali del formaggio, non ha mai affrontato in modo deciso la questione della vendita del latte nel libero mercato. Non è mai diventata, oltre che movimento rivendicativo, un’associazione o un consorzio di produttori capaci di gestire sul mercato la produzione del latte ovino isolano con iniziative e strategie commerciali adeguate alle caratteristiche di un mercato sempre più aperto e globale.

Si è stati capaci di bloccare le navi che importano agnelli da paesi terzi per rivenderli come agnelli sardi ma non si è ancora riusciti ad organizzare un forte potere contrattuale e una managerialità adeguati al mercato del latte ovino (partecipazione ad aste nazionali ed internazionali, esportazione di grandi quantità di latte e formaggio). Sarà questo uno dei temi centrali della nuova stagione di lotte che il Movimento Pastori Sardi ha avviato? C’è da augurarselo, anche se la questione del prezzo del latte rappresenta soltanto una delle grandi questioni che interessano il comparto pastorale. (Vanni Tola)

Box 1 – Chi è Brunelli – Profilo azienda

BRUNELLI, Industria Lattiero-Casearia Romana, fu avviata nel 1938 quando un giovane imprenditore, Remo Brunelli, decise di avviarne l’attività con la costituzione successiva della R.BRUNELLI S.p.A., iniziando a commercializzare il PECORINO ROMANO, formaggio Italiano tipico dell’Antica Roma. Riconoscendone delle caratteristiche organolettiche uniche e un sapore decisamente marcato che accompagnavano l’evolversi dei gusti dei consumatori di allora, Remo fu uno dei primi piccoli industriali a far conoscere e ad apprezzare ai consumatori Americani negli anni del dopo guerra il Pecorino Romano, esportato negli USA per circa l’80% della produzione di allora. Dal 1987 alla R.BRUNELLI S.p.A. si è affiancata la BRUNELLI SUD S.p.A. fondata quando il nuovo impianto industriale di Apilia (LT), specializzato nella trasformazione e lavorazione del latte ovino, fu completato grazie all’impegno imprenditoriale di Giuseppe Brunelli, primogenito di Remo, tutt’oggi Presidente e Amministratore Unico dell’azienda. Da allora la R.BRUNELLI S.p.A. e la BRUNELLI SUD S.p.A. hanno stabilito una vera e propria partnership con il comune obiettivo di far conoscere a livello nazionale e internazionale, l’elevata qualità dei Formaggi BRUNELLI. (fonte internet)

Brunelli è un’azienda con oltre 70 anni di esperienza nei formaggi: produce e distribuisce pecorino romano dop, formaggi romani e regionali freschi e stagionati tra i migliori d’Italia; formaggi di latte di pecora, capra e mucca, prodotti ancora secondo i metodi dell’antica tradizione casearia.

La materia prima del Pecorino Romano parte da un’attenta selezione delle greggi che pascolano sui ricchi campi dell’Agro Romano, da Ottobre a Giugno, nel pieno rispetto del ciclo naturale e delle esigenze

dell’animale. Queste greggi selezionatissime garantiscono le elevate caratteristiche organolettiche del latte sottoposto poi a lavorazione e trasformazione; infatti la resa finale del formaggio e le relative proprietà dipendono primariamente dalla tipologia del nutrimento della pecora.

Esattamente come secoli fa, la salatura del pecorino avviene esclusivamente “a secco”, ovvero manualmente con sale marino, e non, come accade in molte altre realtà, in salamoia con l’immersione in soluzione salina. Essa viene effettuata a mano, applicando una sorta di “massaggio” alla forma nel corso dei mesi di stagionatura e implica l’impiego di addetti specializzati dediti a “coccolare” il Pecorino Romano, il quale assume un particolare e piacevole sapore piccante, senza risultare troppo salato al palato.

Come già sapientemente intuito dal capostipite del Gruppo, Remo Brunelli, la stagionatura “naturale” si riversa inevitabilmente sulla qualità del prodotto finale. Per tale motivo il Gruppo Brunelli ha abolito le celle frigorifere di maturazione, preferendo una lenta e delicata stagionatura all’interno delle antiche grotte di tufo Etrusco-Romane (risalenti al I sec. A.C.) situate nell’area archeologica di Prima Porta. Temperatura e umidità perfettamente bilanciate aiutano il pecorino ad acquisire un inconfondibile retrogusto naturalmente delicato. La stagionatura non è mai inferiore ai 12 mesi e arriva ai 18 per il pecorino più maturo, sicchè possa considerarsi “Formaggio Duro Stagionato”, ideale da servire sia a scaglie (come guarnizione di piatti freschi e sfiziosi) che grattugiato.

Le produzioni

Produce il Pecorino Romano Il classico formato storico del Pecorino Romano, un cilindro di 34,000 Kg (peso variabile) di squisita bontà rigorosamente D.O.P. La finitura è quella tipica dell’antica Roma e che ancora oggi lo contraddistingue: la sua caratteristica scorza nera, la “cappatura” come comunemente viene definita, introdotta secoli fa per proteggere la forma da agenti esterni, oggi unicamente simbolo della Tradizione Romana.

Forma intera – 34,000 kg (peso variabile) 1/4 – 8,500 kg (peso variabile) 1/8 – 3,750 kg (peso variabile) 1/16 – 2,000 kg (peso variabile) Spicchio – 350 g (peso variabile)

Il Pecorino Romano versione single . L’inconfondibile sapore su misura per le nuove tendenze ed esigenze di consumo. Porzionato e confezionato in pratiche e comode vaschette perfettamente sigillate.

Vaschetta – da 200 g Confezionato in atmosfera protettiva

Linea Cuoricini – Dal cuore del sapore, al cuore del piacere Solo dal cuore del Pecorino Romano poteva nascere una tentazione così irresistibile, un sapore così genuino e nello stesso tempo raffinato, ideale per accompagnare con più gusto e tanta naturalezza il momento dell’aperitivo e rendere ancora più appetitosi i tuoi stuzzichini. Sono i cuoricini, assaggi da 2gr. a forma di cuore, nati anche grazie all’ausilio di tecnologie all’avanguardia. Vaschetta – da 20 g (10 pezzi da 2gr. ciascuno) Confezione speciale a forma di cuore – da 1 Kg Confezionato in atmosfera protettiva

I Grattugiati – Già pronto per l’uso: apri la bustina sigillata e ti offre tutto il suo sapore e la sua freschezza. Confezione richiudibile salva-freschezza – da 100 g Confezione richiudibile salva-freschezza – da 60 g Confezionato in atmosfera protettiva

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*** 18 luglio 2012   Economia & Lavoro, Editoriale, News www.aladinpensiero.it* con questo articolo comincia la collaborazione con Vanni Tola, insegnante e saggista, esperto di agricoltura e problematiche del mondo agro-pastorale.