Novembre 29, 2022

Grave provocazione della Giunta regionale contro il Movimento Pastori Sardi, la più importante organizzazione di lavoratori dell’Isola.

Chi comanda in Regione? Pigliaru e Ganau sapranno onorare gli impegni assunti o cederanno il passo al partito anti pastori e alle ottusità di funzionari e burocrati responsabili della crisi delle campagne per i ritardi storici nella distribuzione dei finanziamenti e dei contributi? Non è cosi che si affronta l’emergenza, non è cosi che si recupera il rapporto tra politica e lavoratori.

Il mese di Agosto del 2017 ha rappresentato il maggior momento di tensione tra i lavoratori della campagne e la Regione a causa di una straordinaria crisi caratterizzata da siccità, crollo del prezzo del latte e della carne degli agnelli, mancanza di risorse finanziarie per sostentare il bestiame. Un intero comparto economico isolano ha visto minacciare la sua stessa sopravvivenza con gli immaginabili danni che ciò avrebbe provocato nella già disastrata economia isolana. Migliaia di pastori, disperati ma determinati, sono scesi in piazza per denunciare la crisi della pastorizia. La Giunta regionale, i presidenti Pigliaru e Ganau e i rappresentanti del Consiglio hanno preso atto, si sono resi conto della disperata condizione dei pastori sardi è hanno assunto l’impegno di individuare ulteriori finanziamenti da aggiungere a quelli già previsti per fronteggiare l’emergenza. L’impegno è stato onorato in tempi brevi, lo stesso Movimento ne ha dato atto pubblicamente alla Giunta. Un bel momento di democrazia dal basso. Un movimento serio, organizzato, forte e radicato nel territorio, pone un problema alla politica regionale. La Giunta riconosce il Movimento come interlocutore valido e credibile e agisce di conseguenza. I guai cominciano subito dopo con le altre organizzazioni di categoria che si sentono scavalcate (e lo sono) dal Movimento, con i burocrati regionali che anziché attivarsi per sveltire l’erogazione dei finanziamenti sembrano quasi volerne rallentare e ostacolare l’applicazione, con un movimento di opinione, trasversale a tutte le forze politiche, che continua a manifestare comportamenti ostili verso i pastori organizzati. A molti piace continuare a sostenere l’immagine stereotipata dei pastori “ignoranti, brutti e cattivi”, immaginati come lavoratori abituati a vivere di contributi e sovvenzioni piuttosto che impegnarsi in seri processi di riforma e modernizzazione del comparto, personaggi violenti che disturbano la quiete sonnacchiosa del capoluogo cagliaritano con campanacci e talvolta perfino con le pecore. Pensa cosi chi non conosce assolutamente il mondo pastorale e ignora le reali condizioni di vita dei pastori. Costoro non conoscono o fingono di non conoscere l’impegno che il Movimento Pastori sta mettendo in pratica da tempo per promuovere una reale riforma del mondo pastorale, un importantissimo comparto dell’economia isolana. Accade cosi, nel paese degli evasori, dove quasi nessuno – tranne i dipendenti pubblici con prelievo in busta paga – compie il proprio dovere di contribuente verso il fisco, che qualcuno si premura di tutelare gli interessi della fiscalità. Da qui deriva il suggerimento agli organismi che devono erogare i finanziamenti ai pastori di verificare la situazione contributiva delle aziende e di subordinare la concessione del contributo al saldo preventivo del debito erariale. In pratica i debiti per contributi non versati all’Inps negli anni della crisi. Qualcuno propone che sul premio dovuto debba essere applicata preventivamente la compensazione con i debiti in atto. Una scelta scellerata, illogica, provocatoria che equivale a mettere un cerino in prossimità di un pagliaio. Chiunque può comprendere che in un momento di grave e straordinaria crisi del comparto il pastore è costretto a dirottare tutte le risorse finanziarie per fronteggiare il problema principale, dar da mangiare e da bere alle pecore e difendere l’azienda. Alle tasse e contributi si penserà in seguito. Chiunque può comprendere che decurtare il contributo dovuto per la sopravvivenza delle aziende della parte di denari dovuta all’erario significa impedire di fatto alle aziende stesse di tentare di sopravvivere. Chiunque può comprendere che tale operazione esaspererebbe oltre ogni ragionevole limite la disperazione e la rabbia dei pastori generando grande malcontento sociale e mettendo a repentaglio la stessa sicurezza pubblica salvaguardata sapientemente con l’accordo di Agosto. Ma c’è altro ancora su cui interrogarsi. A chi conviene far fare al Presidente Pigliaru e al Presidente Ganau la figura di quelli che non onorano gli impegni assunti e, ciò che più importa in Sardegna, non mantengono la parola data? E’ per questo motivo che la vicenda dei pastori sta diventa sempre più una questione dell’intera Sardegna. Allora torniamo a domandarci, chi comanda alla Regione? Quali giochi di palazzo sono in atto sulle spalle e alle spese dei pastori? E’ per questo motivo che la manifestazione del 31 Ottobre, come quella del mese di Agosto, dovrà essere una grande e pacifica manifestazione di massa dei pastori, con i sindaci, le famiglie, e tutti i sardi che non faranno mancare la loro solidarietà al mondo pastorale.