Agosto 9, 2022

Presentato a Sassari il secondo volume del Dizionario Storico degli Imprenditori in Sardegna

La sedia di Vanni Tola

L’opera conclude una attività di ricerca durata quasi un decennio, durante il quale diversi ricercatori hanno descritto la vita e l’attività di un campione di imprenditori individuati quali figure significative della nascita dell’imprenditoria in Sardegna. Si! Imprenditoria in Sardegna. Il filo conduttore della ricerca infatti si articola intorno alla documentata convinzione che in Sardegna si sia sviluppato e manifestato, alla fine del XVIII secolo, un rilevante  fenomeno imprenditoriale che si è generato  e ha raggiunto una notevole espansione subito dopo l’Unità d’Italia. Il contributo di conoscenza apportato dal Dizionario Storico mira cosi a sovvertire la diffusa convinzione che l’attività imprenditoriale nell’Isola abbia avuto origine principalmente da dinamiche esogene espresse da imprenditori Genovesi, Pisani, Livornesi e di altra provenienza, venuti nell’isola per sfruttarne le risorse naturali e realizzare impresa in condizioni e circostanze di tipo coloniale.

Certamente è accaduto anche questo ma, a parere dei curatori del Dizionario Storico, è pure esistito un insieme considerevole di figure locali che, con gradualità, si sono dedicate all’impresa, alla produzione e alla trasformazione di prodotti e al loro commercio, con risultati significativi. I settori nei quali la nascente imprenditoria autoctona si è affermata sono i più vari, tutti legati alle principali risorse dell’isola (formaggio, olio, marmi e pietre di qualità, sughero, pelli, lana, tessitura, pane lavorato e altri ancora). E’ cosi che, nel tempo, alle tecniche di lavorazione primitive e tradizionali praticate nell’isola, si sono aggiunte le prime tecnologie importate da altre aree geografiche e modelli organizzativi di impresa più funzionali per soddisfare le esigenze della popolazione locale, non disdegnando attenzione ed impegno anche per l’esportazione di determinati prodotti.

Chi erano, come vivevano, come si sono ingegnati per fare impresa questi esponenti della nascente imprenditoria sarda lo si scopre leggendo le schede, molto dettagliate, che costituiscono il Dizionario Storico. I pionieri dell’imprenditoria locale erano personaggi caratteristici e particolari, attratti dalla modernità, dalle innovazioni tecnologiche. Uomini geniali e tenaci con grande spirito di iniziativa. Sono stati loro i protagonisti della piccola rivoluzione industriale che ha investito e modificato il modesto apparato produttivo isolano guidandolo verso la moderna imprenditoria che si manifesterà appieno negli anni cinquanta dello scorso secolo con la creazione della Costa Smeralda e l’avvio dello sviluppo turistico, i Piani di Rinascita, l’industria Petrolchimica.

Dalle note biografiche di ciascun personaggio emergono caratteristiche personali, capacità imprenditoriali, inventiva e creatività proprie delle attività artigianali e preindustriali (auto costruzione di macchinari e parti meccaniche per esempio) che delineano le specificità di un fitto tessuto di piccola imprenditorialità che si rivelerà capace di avviare nuove e più moderne pratiche di impresa, di rapportarsi con la dirigenza politica e col nascente sistema creditizio. Saranno loro a dare impulso e favorire la nascita delle prime associazioni mutualistiche dei lavoratori che, successivamente, daranno vita alle organizzazioni sindacali. Saranno loro a costituire i gruppi di coordinamento tra imprenditori che favoriranno la creazione delle Camere di Commercio. Il Dizionario Storico degli Imprenditori, opera di gradevole lettura, consente quindi di ripercorrere gli anni della prima industrializzazione sarda, finora poco conosciuti e meritevoli di ulteriori studi e ricerche.

Naturalmente, nel leggere il Dizionario, occorre tenere presente che di Dizionario appunto si tratta. Non è un libro di storia che descrive compiutamente un periodo storico definito, benché presenti pure i tratti della ricerca storica. Non descrive la globalità del nascente mondo imprenditoriale sardo ma soltanto le vicende di un campione di imprenditori scelti tra quelli ritenuti maggiormente rappresentativi della realtà imprenditoriale (naturalmente escludendone altri che a molti potrebbero apparire ugualmente significativi o indicativi di quel periodo). Esclude volutamente, per scelta dei curatori dell’opera, personaggi quali Rovelli, Moratti e altri in quanto ritenuti espressione di una imprenditorialità non endogena rispetto all’apparato industriale locale ma piuttosto espressione di una fase successiva dello sviluppo imprenditoriale e industriale che si rivelerà fortemente condizionato da scelte “esterne” alla realtà isolana.

Sono pure presenti nel Dizionario diverse figure di imprenditrici (secondo alcuni troppo poche) che hanno svolto ruoli importanti nel nascente mondo imprenditoriale isolano intervenendo direttamente nella attività di impresa o, molto più spesso, sostituendosi proficuamente ai mariti o parenti quando questi ultimi, per motivi vari, non erano in condizione di portare avanti il loro compito di imprenditori. In tale contesto si potrebbe osservare che andrebbe ulteriormente  approfondito il ruolo della donna nell’imprenditoria oltre che in relazione alle capacità imprenditoriali specifiche,  anche con riferimento al ruolo ricoperto dalle donne nella società di allora e nel mondo imprenditoriale in particolare. Era infatti frequente in quegli anni la tendenza ad unirsi in matrimonio fra esponenti di differenti famiglie di imprenditori. Matrimoni che molto spesso hanno favorito l’unione o il consolidamento di imprese familiari talvolta operanti nello stesso settore o in settori differenti. Matrimoni non necessariamente “di interesse” ma che comunque hanno inciso nello genesi e nello sviluppo di attività che talvolta hanno tratto origine o si sono consolidate, anche per conseguenza degli apparentamenti realizzati.

Chissà quante giovani esistenze femminili sono state “sacrificate” in nome dell’interesse supremo del consolidamento dell’impresa familiare. D’altronde è innegabile che le attività imprenditoriali, soprattutto nella fase iniziale, fossero marcatamente caratterizzate dalla conduzione familiare seguendo in ciò l’esempio di quanto avveniva nel resto del paese. Una caratteristica del mondo imprenditoriale che ha pesato negativamente e per lungo tempo sull’imprenditoria italiana.

Aspetti analitici che meriterebbero ulteriori riflessioni e ricerche anche per  ricostruire l’insieme dei rapporti che gli imprenditori riuscirono a intessere con gli altri strati sociali con particolare attenzione ai  economici e umani con i dipendenti, all’impiego del lavoro a domicilio (per esempio nel settore sartoriale), alle condizioni di lavoro, salariali e dei diritti civili dei lavoratori, al rapporto con le agenzie di credito e con il mondo della politica locale e nazionale. Argomenti che, naturalmente, non rientravano negli obiettivi originari e specifici del Dizionario Storico degli Imprenditori che sono stati compiutamente realizzati, producendo un’opera che rappresenta un valido punto di partenza per ulteriori studi e ricerche.

Il secondo volume è pure impreziosito con due importanti indici, quello dei nomi e quello dei luoghi interessati dalle attività imprenditoriali descritte, curati da Roberto Ibba e un utile prospetto del campione di imprenditori analizzati nei due volumi che costituiscono l’opera, nel quale gli imprenditori sono classificati per settore economico di appartenenza. Numerosi i collaboratori che hanno contribuito alla realizzazione del secondo volume, difficile citarli tutti. Ricordiamo, tra gli altri, Walter Schoeneberger che ha curato una scheda-saggio su Giovanni Antonio Sanna, lo storico Manlio Brigaglia, curatore della scheda su Giagu De Martini, direttore del Banco di Sardegna dal 1960 al 1991, Tonino Budruni che ha presentato la figura di Lepanto Cecchini, uno dei pionieri dello sviluppo turistico algherese, Federico Francioni autore della scheda su Sebastiano Pirisi, Elisabetta Addis e Marina Saba che hanno redatto la scheda su Stefano Siglienti.

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Cecilia Dau Novelli, docente di storia contemporanea presso l’Università di Cagliari. Ha scritto, tra l’altro, La società emergente, Élite e classi dirigenti in Sardegna tra Ottocento e Novecento, ” I cavalieri del lavoro: cultura, identità, modelli di comportamento”.
Sandro Ruju, saggista, osservatore e studioso del processo d’industrializzazione in Sardegna, con lo studio sull’imprenditoria sarda, estende al mondo degli imprenditori una ricerca pluridecennale che lo ha visto impegnato nello studio del comparto industriale isolano. Ha realizzato studi e ricerche specifiche sull’evoluzione dell’industria mineraria, di quella manifatturiera e della concia del cuoio, sulla nascita e lo sviluppo dell’industria petrolchimica, sulla storia della Camera del lavoro di Sassari.