Agosto 9, 2022

Tensione tra i pastori per gli ostacoli nella corresponsione dei contributi straordinari per la crisi del comparto.

La burocrazia regionale e le pressioni ostili di chi non ha “gradito” l’intesa del 2 Agosto sugli aiuti per la siccità potrebbero vanificare l’accordo ottenuto dal Movimento Pastori Sardi con la Giunta regionale.

Felice Floris e il Movimento Pastori Sardi hanno parlato chiaro. “ Le promesse della Giunta ai pastori del 2 Agosto non vengono mantenute a causa della burocrazia. Gli allevatori si preparano a una nuova manifestazione a Cagliari e questa volta la rabbia sarà maggiore”. Casa è accaduto? Al momento della presentazione delle domande per ottenere i contributi promessi, i pastori hanno scoperto che per ottenere tali finanziamenti è previsto – in base a disposizioni magari legittime ma certamente discutibili in relazione al grave periodo di crisi –  che le aziende debbano essere in regola con il pagamento delle tasse ordinarie, pena la decadenza del diritto al contributo stesso. Chiunque può comprendere che con la gravissima crisi determinata da una siccità straordinaria, dal crollo del prezzo del latte e della carne, i pastori hanno dovuto affrontare uno stato di emergenza fuori dall’ordinario. Una calamità che ha messo in ginocchio i più deboli, che ha messo in discussione non soltanto il reddito delle aziende pastorali ma perfino la loro stessa sopravvivenza con inimmaginabili danni economici e sociali per l’intero sistema economico sardo. E’ evidente che in tale situazione la preoccupazione principale e la scelta obbligata degli allevatori è stata quella di destinare tutte le risorse disponibili alla difesa dell’azienda, alla sopravvivenza del bestiame e non certo quella di onorare gli impegni con il fisco (che pure i pastori intendono rispettare). Subordinare oggi la concessione dei contributi alla preventiva regolarizzazione delle pendenze fiscali è un atto di viltà, una azione criminale che mina la relativa tranquillità e l’equilibrio che l’accordo MPS-  Regione aveva determinato.  Significa, in pratica, dirottare gran parte dei 45 milioni destinati alla sopravvivenza del comparto pastorale verso le casse degli enti preposti alla riscossione dei contributi. Una scelta cialtrona, una azione deliberatamente contro i pastori in crisi, un gesto inqualificabile economicamente e moralmente. Nessuno si sognerebbe mai di anteporre il pagamento delle tasse alla sopravvivenza dei terremotati, delle vittime delle alluvioni e di altre calamità naturali. A meno che non si voglia esplicitamente affermare che la gravissima e straordinaria siccità patita dalla Sardegna non sia una calamità o sia una calamità “minore”. E non ha neppure alcun senso logico la proposta “di mediazione” avanzata dalla Coldiretti, quella di arrivare a una compensazione tra il premio previsto ed il debito erariale dell’azienda. Chiunque può comprendere che, una volta realizzata tale compensazione, all’azienda rimarrebbe una disponibilità finanziaria inferiore al minimo necessario per garantire la sopravvivenza del bestiame. Se la Giunta regionale e gli assessorati competenti non ritroveranno in tempi brevissimi una ragionevole composizione della vicenda, al Movimento Pastori Sardi non resterà altra alternativa che riportare in piazza la rabbia dei pastori con una grande manifestazione da realizzare a Cagliari. Ma la rabbia, questa volta sarà certamente maggiore perché diventa sempre più difficile sopportare, oltre il danno,  anche la beffa.