Novembre 29, 2022

PNRR in Sardegna. Ma il metano è una scelta obbligata?

Un contributo di Maria Vittoria Migaleddu (Comitato No Metano)


Il nostro redattore Vanni Tola nel suo intervento odierno su fb e su Aladinpensiero ha trattato in modo sintetico ma sufficientemente chiaro la questione delle scelte energetiche per la Sardegna per quanto trovano accoglienza nel PNRR-Recovery Plan, dove, a dire il vero, la chiarezza, allo stato, non è esattamente di casa, almeno per quanto riguarda le diverse opzioni: energie alternative o prevalenza del metano? Quest’ultima opzione sembrerebbe prevalere forse in considerazione degli investimenti già effettuati e, soprattutto, in avanzata fase di programmazione. Sulla questione in Sardegna si era sviluppato un dibattito, allo stato un po’ sopito, di cui da conto un interessante convegno che si svolse a Cagliari nel novembre 2019 (quì i resoconti). Riprendiamo allora quel dibattito, attualizzandolo rispetto al PNRR. Al “via” dato dato dall’intervento di Vanni sulle questioni energetiche nel PNRR (che in verità ne solleva una serie di altre, di sostanza e di metodo, oltre il metano) segue ora quello di Maria Vittoria Migaleddu, centrato sulla “opzione metano”, che evidentemente contrasta anche come esponente del Comitato No Metano in Sardegna. Seguiamo lo sviluppo del dibattito e degli eventi.
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La transizione affidata al metano: un gas climalterante più della CO2. È questo il futuro della Sardegna?
di Maria Vittoria Migaleddu*

Non sono affatto buone notizie quelle che arrivano dalla Snam. Nel rispondere alla domande sugli interventi previsti in Sardegna presentate dall’azionista critico Re:Common e dal Comitato No Metano in Sardegna in vista dell’annuale assemblea degli azionisti fissata per oggi, la società rilancia forte sulla metanizzazione dell’Isola. Insomma, proprio quando tutti parlano di un nuovo corso energetico e il parlamento approva il Piano nazionale di ripresa e resilienza (dove non mancano le ombre), la Sardegna viene indicata come la terra promessa del metano. [segue]
Innanzitutto, nessuna rinuncia alla dorsale sarda, piuttosto un percorso step by step. “Snam – così si legge nella risposta fornita – prevede di realizzare in una prima fase a tratti della dorsale sarda”, come già anticipato dal Piano strategico 2020-2024 della multinazionale del gas che ha come azionista di riferimento Cassa Depositi e Prestiti attraverso Cassa Depositi e Prestiti Reti, vale a dire lo Stato (ancora legato a doppio filo con i fossili). In pratica, delle minidorsali da costruire in funzione delle richieste di allaccio alle reti cittadine (in maggioranza gestite da Italgas – azionisti di riferimento Cassa depositi e prestiti e Snam).
Un’altra grande novità riguarda i depositi/rigassificatori che Snam intende realizzare e gestire in terra sarda con un investimento di 300 milioni di euro. Le prime avvisaglie risalgono allo scorso marzo, quando la società incomincia a ricercare navi e imbarcazioni per la fornitura di Floating storage regasification unit (FSRU), per l’appunto due depositi/rigassificatori navali da ormeggiare in rada a Portovesme e Porto Torres. Ma oggi se ne sa di più. La Snam, infatti, prevede “una capacità di stoccaggio netta di GNL pari ad almeno circa 100.000 mc a Portovesme e circa 25.000 mc a Porto Torres”. Si tratta di un dimensionamento che colpisce. Infatti, stando ai dati ricavabili dai progetti dei depositi costieri già approvati, si arriva a stimare la capacità di movimentazione di metano della FSRU di Portovesme in 3,12 miliardi di metri cubi di metano/anno. Una quantità incredibilmente elevata, superiore ad ogni previsione del Piano Energetico e Ambientale della Sardegna (PEARS). Considerando, dunque, i due nuovi progetti di Snam e gli altri depositi già approvati o previsti (tre ad Oristano, uno a Cagliari, uno a Porto Torres), la Sardegna avrà nel complesso una capacità di movimentazione di gas pari a 5,8 miliardi di mc, dalle 6 alle 12 volte superiore alle stime del Piano energetico (che prevede un consumo minimo di 462 milioni di mc di metano/anno ed uno massimo di poco superiore ai 900 milioni).
La realizzazione a tappe della dorsale sarda e i due nuovi depositi rigassificatori, sottolinea la SNAM, sono in linea con quanto previsto dal Decreto Semplificazioni convertito nella legge 120 dell’11 settembre 2020. In altre parole, il modello propugnato dall’allora sottosegretaria allo Sviluppo, oggi viceministra, Alessandra Todde, che tanto successo aveva riscosso in terra natia. Oggi è sempre più chiaro che quel modello altro non è che un trampolino per completare il più ampio puzzle della metanizzazione della Sardegna – così come era stato originariamente previsto – che prevede anche la realizzazione di due grandi centrali a metano.
A nostro avviso, simili infrastrutture non hanno ragione di esistere: non fanno altro che allungare la vita del metano, proprio mentre la scienza ci chiede di abbandonare questo gas serra ancora più efficiente della CO2 nel favorire il riscaldamento globale. Inoltre, questi interventi impatteranno aree già fortemente compromesse sul piano ambientale e sanitario come quelle di Portovesme e Porto Torres. E ritardano o addirittura negano all’Isola un nuovo corso energetico eco-compatibile e democratico basato sulle comunità energetiche.
Entro la fine dell’anno, fa sapere la Snam, il progetto del nuovo deposito costiero di Portovesme verrà sottoposto a Valutazione d’Impatto Ambientale. Sono attese, stando sempre a quanto riferito dalla Snam, integrazioni per quanto riguarda le mini dorsali. Saranno queste le prime occasioni per ribadire un chiaro, secco e più ampio possibile no ai progetti della Snam. Anche perché questo no racchiude un sì ad un futuro migliore.
Comitato No Metano in Sardegna (www.nometanosardegna.org).